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RIZOARTROSI

sintomi, trattamento conservativo e chirurgico

La rizoartrosi è una delle forme di artrosi più frequenti della mano e interessa un’articolazione fondamentale per quasi tutte le attività quotidiane: la trapezio-metacarpale, situata alla base del pollice. Scrivere, aprire un barattolo, afferrare una tazza o utilizzare lo smartphone sono gesti che dipendono dal corretto funzionamento di questa articolazione e che possono diventare dolorosi quando compare il processo degenerativo.

Ne abbiamo parlato con Elena Marta Mancon, fisioterapista specializzata nella riabilitazione della mano e dell’arto superiore del Centro Olos, per capire che cos’è realmente la rizoartrosi, come si manifesta e quali sono oggi le possibilità di trattamento conservativo e chirurgico.

 

Che cos’è la rizoartrosi e perché colpisce proprio il pollice?

Con il termine rizoartrosi si identifica l’artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale, ovvero l’articolazione che unisce il trapezio, uno degli ossi del carpo, al primo metacarpo.

Si tratta di un’articolazione biomeccanicamente molto particolare, definita “a sella”, che permette al pollice di eseguire il movimento di opposizione. È proprio questa caratteristica che rende possibile gran parte della funzionalità della mano, consentendoci di afferrare oggetti, eseguire prese di precisione e svolgere attività fini.

Proprio perché è continuamente coinvolta nei movimenti quotidiani, la trapezio-metacarpale è una delle articolazioni più soggette a fenomeni degenerativi nel corso della vita.

Come sottolinea Elena Marta Mancon, è importante chiarire un concetto spesso frainteso: l’artrosi non rappresenta necessariamente una patologia, ma può essere il risultato del normale processo di invecchiamento articolare. Con il passare degli anni la cartilagine che riveste le superfici articolari tende progressivamente a consumarsi; di conseguenza le componenti ossee iniziano a sfregare tra loro, generando dolore e limitazione funzionale.

A questo processo possono contribuire diversi fattori, tra cui:

  • l’età;
  • la predisposizione genetica;
  • le variazioni ormonali;
  • il tipo di attività svolte durante la vita;
  • il carico meccanico ripetuto sull’articolazione.

È interessante osservare come non sia necessariamente la mano dominante a sviluppare la rizoartrosi: spesso è la mano maggiormente utilizzata nelle attività di forza a essere più esposta.

La fisioterapista ricorda inoltre un dato biomeccanico particolarmente significativo: circa l’80% della forza esercitata durante la presa di precisione viene scaricata proprio sull’articolazione trapezio-metacarpale, spiegando perché questa struttura sia così frequentemente interessata da fenomeni artrosici.

 

Quali sono i sintomi della rizoartrosi?

Il sintomo predominante è il dolore.

Molti pazienti descrivono una sensazione di “stilettata” alla base del pollice, che può comparire improvvisamente oppure durante attività apparentemente semplici, come scrivere, tenere una penna o afferrare piccoli oggetti.

Accanto al dolore compare progressivamente quella che in riabilitazione viene definita impotenza funzionale, ovvero la difficoltà nello svolgere le normali attività della vita quotidiana.

Tra le situazioni più frequentemente riferite dai pazienti troviamo:

  • difficoltà ad aprire bottiglie e barattoli;
  • riduzione della forza nella presa;
  • dolore nel sostenere anche oggetti leggeri, come una tazzina da caffè;
  • difficoltà nel vestirsi o nell’indossare le calze;
  • limitazione nei movimenti di precisione del pollice.

Dal punto di vista clinico possono comparire anche segni visibili, come una tumefazione alla base del pollice oppure una prominenza ossea dovuta alle modificazioni dell’articolazione. Nei quadri più avanzati può svilupparsi una vera e propria deformità con sublussazione del primo metacarpo rispetto al trapezio.

La diagnosi viene completata dal medico attraverso l’esame clinico e gli accertamenti radiografici, che consentono di classificare la gravità della rizoartrosi mediante la scala di Eaton, utilizzata a livello internazionale per definire lo stadio della malattia e orientare la scelta terapeutica.

 

Quando è possibile un trattamento conservativo?

La presenza di artrosi non significa automaticamente dover ricorrere alla chirurgia.

Nei primi stadi l’obiettivo della fisioterapia è contenere il dolore, rallentare l’evoluzione della deformità e preservare la funzione della mano.

Come spiega la fisioterapista, il trattamento conservativo non elimina l’artrosi, ma permette di limitarne la progressione e mantenere il più a lungo possibile una buona qualità di vita.

La fisioterapia interviene attraverso diversi strumenti.

Uno degli aspetti fondamentali riguarda il rinforzo degli stabilizzatori dinamici del pollice, cioè di quei muscoli che aiutano a mantenere correttamente allineata l’articolazione durante il movimento.

Parallelamente vengono eseguite tecniche mirate al rilassamento dei muscoli che, al contrario, tendono a favorire la deformità, come l’adduttore del pollice e l’estensore lungo.

L’obiettivo è ricreare una migliore stabilità articolare e ridurre il sovraccarico meccanico sulla trapezio-metacarpale.

Gli esercizi vengono sempre personalizzati e possono prevedere l’utilizzo di piccoli elastici, paste terapeutiche a diversa resistenza o semplici oggetti di uso quotidiano come supporto al corretto apprendimento del movimento. Non si tratta di esercizi di forza massimale, ma di un lavoro mirato a migliorare il controllo motorio e la resistenza dei piccoli muscoli della mano.

 

Ergonomia e terapia occupazionale: cambiare il modo di usare la mano

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati nell’intervista riguarda il ruolo dell’educazione del paziente.

Il trattamento non si limita infatti agli esercizi svolti in ambulatorio, ma comprende un’attenta analisi delle attività quotidiane e lavorative.

Ogni programma riabilitativo viene costruito sulla base delle reali esigenze funzionali della persona: chi scrive molte ore al computer avrà necessità differenti rispetto a chi utilizza strumenti manuali, lavora con utensili oppure svolge attività artistiche o musicali.

Anche piccoli accorgimenti possono ridurre significativamente il carico sull’articolazione.

Ad esempio, viene consigliato l’utilizzo di impugnature più grandi, come nel caso delle penne ergonomiche, perché richiedono una minore forza di presa rispetto agli oggetti di diametro ridotto.

Allo stesso modo vengono suggerite strategie alternative per alcuni gesti quotidiani, come impugnare diversamente lo spazzolino da denti o modificare la modalità con cui si utilizzano determinati utensili.

L’obiettivo della terapia occupazionale è trovare soluzioni pratiche che consentano al paziente di continuare a svolgere le proprie attività riducendo lo stress biomeccanico sull’articolazione.

 

Il ruolo dei tutori nella rizoartrosi

All’interno del percorso conservativo trovano spazio anche i tutori, che però non rappresentano un trattamento isolato.

Come sottolinea Elena, il tutore deve essere inserito all’interno di un vero progetto riabilitativo e accompagnato da un’adeguata educazione al suo utilizzo.

Esistono diverse tipologie di tutori.

I tutori di riposo, generalmente utilizzati durante la notte, mantengono il pollice in una posizione corretta, limitando le sollecitazioni articolari e contrastando le deformità.

I tutori funzionali, invece, consentono di utilizzare la mano durante le attività quotidiane offrendo un diverso grado di sostegno, che varia in funzione del lavoro svolto e delle esigenze del paziente.

La scelta del materiale, più rigido o più elastico, viene sempre personalizzata.

 

Le terapie fisiche possono essere utili?

In alcuni casi il medico può associare al trattamento riabilitativo alcune terapie fisiche.

Tra queste possono trovare indicazione le onde d’urto oppure la paraffinoterapia, una terapia basata sul calore che non modifica il decorso della malattia ma può contribuire ad alleviare il dolore nelle fasi non infiammatorie della rizoartrosi.

Si tratta comunque di trattamenti complementari, che non sostituiscono né la fisioterapia né il programma di esercizi.

 

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Quando il quadro artrosico è molto avanzato, il trattamento conservativo può non essere più sufficiente.

In questi casi il chirurgo della mano può proporre diverse soluzioni chirurgiche, scegliendo la tecnica più appropriata in base allo stadio della malattia e alle caratteristiche del paziente.

Tra gli interventi più diffusi rientra la trapeziectomia con artroplastica in sospensione, che prevede la rimozione del trapezio e la ricostruzione della stabilità articolare attraverso l’utilizzo dei tessuti molli del paziente. In altri casi può essere indicato il ricorso a una protesi della trapezio-metacarpale.

Anche dopo l’intervento la fisioterapia mantiene un ruolo centrale.

La riabilitazione consente infatti di controllare edema e cicatrice, recuperare progressivamente il movimento della nuova articolazione e ripristinare la funzionalità del pollice seguendo protocolli specifici condivisi con il chirurgo.

 

Un percorso personalizzato per mantenere la funzionalità della mano

La rizoartrosi è una condizione molto frequente che può incidere significativamente sulla qualità della vita, ma oggi dispone di numerose possibilità terapeutiche.

Una valutazione specialistica precoce consente di individuare il trattamento più appropriato in base allo stadio della malattia, integrando quando necessario fisioterapia, terapia occupazionale, tutori, terapie fisiche e, nei casi indicati, chirurgia.

L’obiettivo non è solamente ridurre il dolore, ma soprattutto permettere al paziente di conservare la funzionalità della mano e continuare a svolgere le attività quotidiane con il minor numero possibile di limitazioni.

 

 

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