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PATOLOGIE DA SOVRACCARICO

degli arti superiori

Patologie da sovraccarico dell’arto superiore: perché non tutte le “tendiniti” sono uguali

Le patologie da sovraccarico rappresentano una delle cause più frequenti di dolore alla mano, al polso, al gomito e all’intero arto superiore. Colpiscono lavoratori, sportivi, musicisti e, più in generale, tutte le persone che ripetono nel tempo determinati movimenti o sottopongono specifici distretti corporei a carichi elevati.

Spesso, però, questi disturbi vengono genericamente definiti “tendiniti”, un termine che, secondo le più recenti evidenze scientifiche, rischia di essere riduttivo e di non descrivere correttamente la reale natura del problema.

Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Elena Marta Mancon, fisioterapista specializzata nella riabilitazione della mano e dell’arto superiore, che ci ha spiegato cosa si intende realmente per patologia da sovraccarico, quali meccanismi la determinano e perché una diagnosi accurata rappresenta il primo passo verso un trattamento efficace.

 

Che cosa si intende realmente per patologia da sovraccarico?

Quando si parla di patologie da sovraccarico è importante chiarire innanzitutto il significato stesso del termine.

Come spiega Elena, il concetto di “over” deve sempre essere rapportato alla singola persona: non esiste infatti un carico assoluto valido per tutti, ma un carico massimo che varia in funzione delle caratteristiche del paziente, della sua preparazione fisica, della forza muscolare e dell’attività che svolge quotidianamente.

All’interno delle patologie da sovraccarico è inoltre fondamentale distinguere due meccanismi differenti.

Il primo è rappresentato dall’overuse, cioè dal sovrautilizzo di una struttura. In questo caso il problema nasce perché un muscolo, un tendine o un’articolazione vengono sottoposti a un carico eccessivo oppure a uno sforzo ripetuto per un tempo superiore alla loro capacità di adattamento.

Il secondo meccanismo è il misuse, ovvero un utilizzo scorretto della struttura. Non è necessariamente la quantità di lavoro a creare il problema, ma il modo in cui il movimento viene eseguito. Compensi articolari, alterazioni biomeccaniche o strategie motorie scorrette possono infatti portare un determinato distretto corporeo a lavorare in maniera non fisiologica, sviluppando nel tempo dolore e sovraccarico.

Per questo motivo due pazienti con sintomi apparentemente simili possono avere cause completamente differenti.

 

Il sovraccarico non riguarda solo sportivi e musicisti

I concetti di overuse e misuse vengono spesso associati agli sportivi o ai musicisti, categorie nelle quali il gesto ripetitivo rappresenta una componente essenziale dell’attività svolta.

In realtà, sottolinea la fisioterapista, questi meccanismi possono interessare trasversalmente moltissimi pazienti.

Un’attività lavorativa ripetitiva, l’utilizzo prolungato di strumenti manuali, una postura mantenuta per molte ore oppure compensi sviluppati in seguito a un’altra problematica muscolo-scheletrica possono tutti determinare l’insorgenza di una patologia da sovraccarico.

Proprio per questo motivo il trattamento non può limitarsi alla sede del dolore, ma deve sempre ricercarne l’origine funzionale.

 

“Tendinite”: un termine che oggi non basta più

Nel linguaggio comune molte patologie da sovraccarico vengono ancora definite semplicemente tendiniti.

Secondo la fisioterapista, però, questa definizione è ormai troppo generica e, in alcuni casi, persino superata. È infatti fondamentale distinguere una tendinite, caratterizzata prevalentemente da un processo infiammatorio, da una tendinosi, nella quale il tendine presenta già alterazioni degenerative della propria struttura e della propria morfologia.

Questa distinzione non è solamente terminologica: comprendere la fase biologica nella quale si trova il tendine permette infatti di scegliere il protocollo terapeutico più appropriato, orientando il percorso riabilitativo verso gli obiettivi realmente necessari per quel tipo di tessuto.

 

Una diagnosi accurata è il punto di partenza di ogni trattamento

Prima di impostare qualsiasi programma riabilitativo è indispensabile disporre di un quadro diagnostico completo.

Come evidenzia la fisioterapista, il terapista della mano ha il compito di effettuare una valutazione funzionale approfondita del paziente, ma questa deve sempre integrarsi con la diagnosi formulata dal medico specialista.

Quando necessario, il percorso diagnostico può essere completato attraverso ulteriori accertamenti clinici o indagini strumentali, utili a definire con precisione la natura della patologia.

Solo dopo aver individuato il reale meccanismo responsabile del dolore è possibile scegliere il trattamento più indicato, che potrà prevedere tecniche manuali, esercizio terapeutico o, quando appropriate, specifiche terapie fisiche.

 

L’epicondilite non è sempre una semplice infiammazione del tendine

Uno degli esempi più rappresentativi è quello della cosiddetta epicondilite, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”.

Per anni questa condizione è stata considerata una classica tendinite da sovraccarico.

Oggi, però, la letteratura scientifica utilizza sempre più frequentemente il termine Lateral Elbow Disorders (LED), ovvero “disordini laterali del gomito”.

Questo cambiamento riflette una maggiore comprensione della patologia.

Dietro un dolore localizzato nella parte laterale del gomito possono infatti nascondersi situazioni cliniche molto diverse tra loro: una sofferenza tendinea, una compressione di strutture nervose oppure problematiche che coinvolgono prevalentemente l’articolazione.

Pur presentando sintomi apparentemente simili, queste condizioni richiedono approcci terapeutici differenti.

Per questo motivo una valutazione specialistica rappresenta un passaggio fondamentale per evitare trattamenti standardizzati che potrebbero risultare poco efficaci.

 

Perché un muscolo va in sovraccarico?

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Elena Marta Mancon riguarda il motivo per cui un muscolo sviluppa una patologia da sovraccarico.

Contrariamente a quanto si pensa, il problema non nasce necessariamente perché il muscolo lavora troppo. Molto spesso si infiamma perché non è sufficientemente preparato a sostenere quel determinato carico. Può trattarsi di un carico elevato in termini di forza, ma anche di un’attività protratta nel tempo che richiede resistenza muscolare.

Una persona con una muscolatura poco sviluppata o ipotrofica può quindi sviluppare sintomi anche svolgendo attività apparentemente normali, semplicemente perché le proprie strutture non possiedono ancora la capacità di sopportare quella richiesta funzionale.

In questi casi il percorso riabilitativo non deve limitarsi alla riduzione del dolore, ma deve prevedere un progressivo recupero della capacità di carico attraverso un programma di rinforzo specifico.

 

Il dolore può manifestarsi dove il problema non nasce

Uno dei concetti più importanti emersi dall’intervista riguarda il rapporto tra il punto in cui compare il dolore e la reale origine della disfunzione.

Le patologie da sovraccarico dell’arto superiore, infatti, possono svilupparsi distalmente proprio perché manca una corretta stabilità delle strutture prossimali.

È il caso, ad esempio, di un paziente che presenta una sintomatologia a livello del polso.

Il dolore locale potrebbe essere la conseguenza di una scarsa stabilità della spalla, del cingolo scapolare o dell’intero arto superiore, costringendo le strutture distali a compensare continuamente questa carenza.

Per spiegare questo concetto, la fisioterapista utilizza un’immagine particolarmente efficace: il braccio può essere paragonato a un compasso. Se il perno centrale non è stabile, l’estremità finale inevitabilmente perderà precisione e controllo.

Allo stesso modo, trattare esclusivamente il dolore al polso senza correggere il deficit di stabilità prossimale significa intervenire sul sintomo senza risolvere la causa del problema.

Per questo motivo il trattamento locale deve essere sempre integrato con un programma riabilitativo rivolto anche al rinforzo e alla stabilizzazione delle strutture che controllano l’intero arto superiore.

 

Un approccio globale per trattare davvero le patologie da sovraccarico

Le patologie da sovraccarico richiedono una valutazione approfondita e un trattamento altamente personalizzato. Ridurre tutto a una generica “tendinite” significa spesso trascurare la complessità dei meccanismi che hanno determinato il dolore.

Comprendere se il problema derivi da un sovrautilizzo, da un utilizzo scorretto, da una ridotta capacità di carico del muscolo o da un deficit di stabilità di altri distretti corporei permette di costruire un percorso riabilitativo realmente efficace.

Solo attraverso una diagnosi accurata, la collaborazione con il medico specialista e un programma fisioterapico mirato è possibile non solo ridurre il dolore, ma anche correggere le cause che lo hanno generato, diminuendo il rischio di recidive e favorendo un recupero funzionale duraturo.

 

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