SCOLIOSI IN ETA' EVOLUTIVA
Il ruolo della kinesiterapia specificaLa riabilitazione specialistica della scoliosi: intervista alla fisioterapista Chiara Pedroli
Con un’esperienza pluriventennale nella riabilitazione muscoloscheletrica e una specializzazione avanzata nel trattamento conservativo della scoliosi, la fisioterapista Chiara Pedroli racconta come è evoluta la gestione riabilitativa delle patologie vertebrali dell’età evolutiva e qual è oggi il ruolo della fisioterapia specifica.
Il percorso professionale: dalla riabilitazione generale alla specializzazione nella scoliosi
Chiara Pedroli si laurea all’Università dell’Insubria nel 2002, iniziando la propria carriera in un centro riabilitativo. Approda al Centro OLOS nel 2009, dove lavora da subito come fisioterapista dedicata ai pazienti ambulatoriali.
La svolta arriva nel 2016 quando, all’interno del centro, nasce l’esigenza di sviluppare un percorso strutturato dedicato alla riabilitazione della scoliosi. Pedroli intraprende così il percorso formativo ISICO, conseguendo il Master in riabilitazione dei disordini vertebrali dell’età evolutiva e dell’adulto.
“Da allora — racconta — mi occupo quasi esclusivamente di scoliosi. Sono ormai nove anni di attività quotidiana in questo ambito.”
Scoliosi in età evolutiva: a chi si rivolge e quando si manifesta
La fisioterapista chiarisce che con scoliosi dell’età evolutiva ci si riferisce principalmente ai ragazzi in fase puberale, cioè i primi anni delle scuole medie per le ragazze e un po’ più tardi per i ragazzi. È in questi anni, infatti, che avviene il massimo picco di crescita e che le curve scoliotiche presentano il rischio maggiore di evoluzione.
Riconoscere i segnali precoci: cosa devono osservare i genitori
La prevenzione secondaria — cioè la diagnosi precoce — è cruciale.
“Prima si intercetta la scoliosi, migliori saranno i risultati,” afferma Chiara.
I segnali più importanti da osservare sono:
- asimmetria delle spalle;
- asimmetria dei fianchi con un lato più “scavato” dell’altro;
- comparsa di un gibbo costale o lombare durante la flessione in avanti.
Fondamentale anche il ruolo del pediatra, che esegue i test di screening durante i controlli periodici.
Un chiarimento importante: la postura scomposta tipica degli adolescenti non è di per sé indice di scoliosi, ma rappresenta spesso un’abitudine posturale non corretta.
Il percorso terapeutico dopo la diagnosi: quando iniziare la chinesiterapia
La gestione della scoliosi al Centro OLOS è multidisciplinare: fisioterapista, ortopedico o fisiatra e tecnico ortopedico lavorano insieme. L’indicazione alla chinesiterapia specifica arriva dopo una valutazione clinica con un medico specialista e solitamente anche strumentale tramite radiografie, che consente di misurare l’angolo di Cobb e di stimare il rischio evolutivo attraverso i parametri di maturazione ossea.
Le scoliosi lievi e moderate traggono grande beneficio dal trattamento riabilitativo.
I casi più lievi possono essere monitorati tramite check-up periodici senza iniziare la fisioterapia; al contrario, scoliosi più importanti richiedono l’associazione tra ginnastica specifica e corsetto ortopedico.
Chinesiterapia specifica: cosa la differenzia dalla ginnastica posturale
“Non tutta la fisioterapia è adatta a trattare la scoliosi”, spiega Pedroli.
La chinesiterapia specifica riconosciuta scientificamente si basa su un principio fondamentale:
→ L’AUTOCORREZIONE ATTIVA
Il paziente apprende movimenti correttivi personalizzati che riducono le asimmetrie, migliorano l’allineamento tridimensionale della colonna, stabilizzano il controllo posturale.
Ogni schiena ha una propria specificità: per questo ogni ragazzo esegue una sequenza correttiva diversa. È anche per questo motivo che la ginnastica posturale generale, seppur utile, non è sufficiente e non può sostituire la chinesiterapia specifica per scoliosi.
Obiettivi della riabilitazione: correggere, contenere o prevenire?
“Dipende dal livello della curva, dall’età e dall’aderenza del ragazzo al trattamento,” precisa la fisioterapista.
Gli obiettivi possono essere:
- miglioramento della curva nelle scoliosi lievi-moderate;
- contenimento nei pazienti più giovani con rischio evolutivo;
- prevenzione del peggioramento durante tutta la crescita.
Quando la scoliosi è più grave, la sola fisioterapia non basta più ed è necessario il corsetto.
Gli esercizi: lo specchio come strumento centrale
La nostra palestra riabilitativa è un ambiente strutturato per sviluppare il controllo posturale.
Il protagonista assoluto è lo specchio, indispensabile per prendere coscienza delle asimmetrie, apprendere l’autocorrezione, verificare visivamente i cambiamenti della postura.
Gli esercizi iniziano in posizione seduta, con movimenti semplici di allungamento e correzione, per poi diventare progressivamente più complessi (ad esempio con esercizi in piedi, l’utilizzo di piani instabili e l’integrazione del movimento con compiti funzionali).
L’evoluzione del programma: adattamenti continui nel percorso terapeutico
Il trattamento della scoliosi è un percorso lungo, che può durare anni.
Per questo gli esercizi vengono aggiornati ogni tre mesi nei nostri gruppi, mentre più frequentemente nei ragazzi che si esercitano in autonomia a casa.
L’adattamento del programma tiene conto dei progressi correttivi e delle abilità del ragazzo, ma anche delle preferenze personali e delle variazioni della curva nel tempo.
La costanza — sottolinea Pedroli — è il fattore più determinante per il successo terapeutico.
Strumenti e attrezzi utilizzati in palestra
Oltre allo specchio, i principali attrezzi sono:
- sgabello (per i primi esercizi),
- bastoni,
- palle,
- elastici,
- spalliera (per lavori di trazione e allungamento),
- oggetti di vita quotidiana (palline, bottigliette d’acqua, libri) usati in esercizi funzionali.
La versatilità degli attrezzi permette di creare una quantità quasi infinita di varianti correttive.
L’evoluzione della riabilitazione: dal metodo SEAS alle nuove metodiche europee
Negli anni la fisioterapista Chiara ci racconta che ha integrato il metodo SEAS con lo studio di altre tecniche internazionali, tra cui il metodo Schroth, molto diffuso in Germania e basato sul lavoro respiratorio tridimensionale.
L’elemento comune alle metodiche più efficaci rimane l’autocorrezione, ma la combinazione di approcci permette di ottenere una correzione più completa, soprattutto nelle scoliosi toraciche.
Il lavoro in équipe: un pilastro del trattamento efficace
Chiara sottolinea l’importanza della collaborazione tra ortopedico o fisiatra, fisioterapista e tecnico ortopedico.
Solo un lavoro sinergico garantisce una diagnosi corretta, un corsetto adeguato e ben costruito, degli esercizi specifici e un monitoraggio continuo, grazie anche a una gestione tempestiva dei problemi (come difficoltà con il corsetto). Questo approccio integrato permette di seguire i ragazzi a 360°.
Motivare gli adolescenti: una sfida quotidiana
La motivazione è uno degli aspetti più delicati. Il trattamento richiede costanza, tempo e spesso implica l’uso del corsetto, con un impatto emotivo non trascurabile.
Le strategie utilizzate comprendono:
- relazione umana empatica,
- variazione continua degli esercizi,
- proposte stimolanti e nuove sfide,
- supporto emotivo,
- rinforzo positivo,
- valorizzazione dei progressi.
Di grande aiuto è il lavoro di gruppo, che favorisce il confronto tra pari, l’imitazione positiva, la riduzione della percezione di sentirsi diversi e anche la nascita di legami e amicizie. Molti ragazzi trovano infatti nella condivisione con coetanei un motore fondamentale per non mollare.
Un messaggio finale ai genitori
Il consiglio di Chiara Pedroli è di osservate i vostri figli, affidatevi ai professionisti e fidatevi del percorso. Anche se lungo, i ragazzi che seguono bene la terapia migliorano.
Un invito a non temere la diagnosi, ma a viverla come un’occasione per intervenire nel momento in cui la scoliosi è ancora trattabile e correggibile.


